Lei

Ma non sono al sicuro. L’efficacia e la necessità sono nemiche del comfort. E io mi sono adagiata sugli allori. Cazzo, mi ci sono stesa di faccia.

Il mio famiglio è acciambellato alla postazione di ricarica, le macchie nere sul suo pelo compresse in una macchia di Rorschach.

Era a Stoccolma, che avevo un’agi.

«Anansi».

Era un ragnobot, quella volta.

Il gatto apre gli occhi, mi guarda con il bagliore al neon dei suoi processi di aggiornamento interni.

«Il sesso in genere ti fa dormire».

Ahah, vorrei dirgli. Non è vero. Non più.

«Ho bisogno di qualcosa da te». Si alza sulle zampe, mi ascolta. C’è un po’ di diffidenza nella sua postura, qualcosa che devo far sparire. Anansi è venuto prima di Lyda e Undine. Anansi è mio. «Quando ci siamo incontrati la prima volta?»

«Io ero moderatore di una Realtà-70, ma mi ero stufato di non abitare un corpo. Tu hai comprato un famiglio con la prima vincita di un campionato».

No. C’era questo tipo che mi doveva dei soldi, lo tenevo per le palle. Per tenermi buona mi ha portato i rottami di un satellite caduto. Chissà come cazzo se l’era procurato, poi. L’Anansi che ricordo io era lì de—

Un crampo addominale mi spezza a metà. Perché mi serviva un’agi? Perché avere un assistente digitale aiuta. Perché volevo programmare la fedeltà assoluta. Perché volevo che qualcuno mi guardasse le spalle mentre truffavo gli annoiati ai limiti del Sistema.